BLEC FRAIDEI (l’ennesima fregnaccia consumista americana di cui nessuno sentiva il bisogno)

Manco da un po’ e ho deciso di parlare di tutto, non solo cose riguardanti l’alimentazione ibrida delle automobili. E iniziamo parlando di questo cavolo di BLACK FRIDAY.

Come per ALLOUIN abbiamo importato un altra moda americana. Per chi non lo sapesse

“IL BLACK FRIDAY (VENERDÌ NERO IN INGLESE) È, NEGLI STATI UNITI, IL GIORNO SUCCESSIVO AL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO E TRADIZIONALMENTE DÀ INIZIO ALLA STAGIONE DELLO SHOPPING NATALIZIO.”

citazione da Wikipedia

In questa giornata i negozi vendono, a loro dire, con sconti pazzeschi e offerte da strapparsi i capelli, e la pubblicità inizia a volte più di una settimana prima. Voglio subito precisare che sono della ferrea opinione che un commerciante, inteso dal piccolo negozio alla grande catena di distribuzione, non farà mai un’offerta che lo mandi in perdita. Ad esempio con i saldi dove viene praticato uno sconto sostanzioso su prezzi che sono stati alzati qualche giorno prima. Esempio:

Prima dei saldi: ARTICOLO X venduto a 50 Euro.

Poco prima dei saldi: ARTICOLO X venduto a 75 Euro.

Settimana dei saldi: ARTICOLO X venduto con il 33% di sconto (!), vale a dire 50 Euro.

E tutti contenti convinti di aver fatto l’affare dell’anno. Quindi pensate che il BLACK FRIDAY faccia differenza? Parlando della mia esperienza personale mi devo limitare alle catene di distribuzione dell’elettronica di consumo perché incuriosito da queste offerte sono andato a cercare un telefono nella speranza di trovarlo ad un buon prezzo. Ed ecco come è andata.

Sono entrato nel primo negozio, addobbato all’ingresso di scritte che richiamavano i clienti con uno sconto del 25% su tutta la merce. Peccato che in basso a destra specificasse che c’era da spendere una cifra… Apro parentesi didattica:

Il NUMERO è composto dalle CIFRE. Ad esempio 299 è un numero composto dalle cifre 2 e 9. Quindi dire costa una cifra vuol dire che il prezzo può andare a 1 a 9.

Fine della parentesi. Dicevo, lo sconto era applicato a patto di spendere almeno 299 Euro, il che comunque riporta il minimo da pagare a circa 225 Euro. Il che è molto di più di quanto volevo spendere, anche perché a me serviva solo il telefono.

Secondo negozio, non paghi l’IVA (cioè ti scontano il 22%). Vero, ma solo su alcuni prodotti che dicono loro. Il resto si paga a prezzo pieno.

Terzo negozio: compra due articoli, spendi almeno 500 Euro e il meno caro lo paghi la metà. Il che può rappresentare al max il 25% di sconto. Esempio:

ARTICOLO 1 251 Euro + ARTICOLO 2 249 Euro – 124,5 Euro = 375,50 Euro

che più sarebbe il 75% del valore iniziale. Ovviamente allo scendere di prezzo del secondo articolo cala anche l’entità dello sconto. Che affarone!

Insomma l’ennesima trovata per attirare il cliente nel negozi e mi può anche stare bene. Quello che non mi trova d’accordo è il fatto di dovere creare nel cliente un bisogno che prima non aveva, anche se poi è sempre stato così. Visto che oggi andiamo ad esempi:

Mi serve un telefono che costa normalmente 150 Euro. Mi aspetto uno sconto ma su quel modello non lo fanno. Però c’è quello che ne costa 300 che è scontato e che così mi costa 234 Euro. No, io voglio quello che risponde alle mie esigenze.

Oppure devo spendere almeno 300 Euro acquistando altri articoli, ma a me serve solo il telefono.

Oppure mi costa 75 Euro ma non voglio/posso spenderne altri 350 in cose di cui non ho necessità.

Alla resa dei conti mi conviene aspettare qualche buona offerta su qualche sito di e-commerce, questo BLACK FRIDAY mi sembra l’ennesimo specchietto per le allodole e per i tordi, visto che ci sono andato pure io. Con la differenza che il mio spirito critico è sempre di vedetta con il fucile imbracciato ed il binocolo sugli occhi…

P.S.: per chi fosse interessato alcuni negozi praticheranno queste “incredibili promozioni” fino a domenica e mi pare giusto visto che la gente il venerdì di solito lavora, mentre alti si sono limitati alla giornata.

LA RISERVA

Questa è la storia di un uomo alla guida della sua auto che è rimasto con due chilometri di automonia. Mano a mano che percorre cento metri, il tizio per farsi coraggio si ripete:

“Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.”

Il problema non è il fermarsi, ma trovare un benzinaio alle 4 di notte…

Non me ne vogliano gli appassionati del film “L’ODIO” (Mathieu Kassovitz,1995), tipo Zerocalcare. Ci tengo a precisare che ho visto il film di recente e lo considero una piccola perla (capolavoro mi pare eccessivo) cinematografica.

UN GRAZIE DI CUORE…

Il MoVimento 5 Stelle ha ringraziato chi è andato a votare al referendum abrogativo del 17 aprile 2016. Io, in controtendenza, voglio ringraziare altre persone. Iniziamo:

  • Quelli che NON sono andati a votare perché un singolo voto non cambia niente. E infatti il quorum prevedeva il 50% degli aventi diritto più uno (in simboli matematici: “+1”). Cioè quel singolo voto che avrebbe potuto fare la differenza. E tanti voti avrebbero potuto fare una grossa differenza!
  • Quelli che NON sono andati a votare perché con questo referendum chissà cosa devono coprire. Giuro l’ho sentita con le mie orecchie, un discorso alquanto strampalato ma che alla fine qualcuno ha seguito. Ma se è un referendum abrogativo cosa avrebbe coperto? E vabbè…
  • Quelli che NON sono andati a votare perché ancora credono alla fregnaccia assurda della perdita di posti di lavoro. Bastava informarsi meglio per capire che le trivelle e gli impianti non sarebbero stati chiusi un giorno per l’altro.
  • Quelli che NON sono andati a votare perché tanto il governo fa sempre come gli pare, infischiandosene della volontà popolare. Probabilmente se fosse passato il SI il governo avrebbe trovato un’altro sotterfugio per aggirare l’ostacolo, ma intanto qualcuno nella stanza dei bottoni avrebbe iniziato a preoccuparsi.
  • Quello che NON sono andati a votare perché non riescono più a ragionare con al propria testa e danno retta a tutto quello che sentono in TV, senza un minimo di spirito critico.
  • Quelli che NON sono andati a votare perché l’astensione è un diritto. Naturalmente, nessuno viene a casa vostra puntandovi un’arma per condurvi alle urne. Ma provate ad astenervi dal pagare una qualsiasi tassa e vedrete come Vi punterano una cartella di Equialia alla tempia…
  • Quel che non sono andati a votare barricandosi dietro uno degli argomenti sopra descritti (o magari tutti) perché la ritengono una perdita di tempo.

 

Cari italiani e care italiane, con viva e vibrante soddisfazione, Vi invito cortesemente a non lamentarvi più dicendo che il governo Renzi sta lì senza essere stato votato da nessuno, che non è il frutto della volonta popolare ma bensì di un’imposizione. Perché adesso che Vi era stata data la possibilità di votare su un qualcosa avete disertato le urne, dimenticando che il voto è un diritto ma anche un dovere civile (immaginate il mio orrore nel sentire dei governanti che ti invitano a non adempiere ad un dovere civile).

Ma soprattuto non lamentateVi delle conseguenze della Vostra ignavia, perché se foste andati a votare almeno avreste il diritto di protestare. Non votando Vi siete fatti implicitamente e tacitamente andare bene le cose così come stanno ora e come andranno in futuro (sicuramente male, IMHO).

 

“Nella pigrizia vi è povertà e miseria, perché l’ignavia è madre della fame.”
Tobia, Antico Testamento, III sec. a.e.c.

HYPERMILING

Sul Fatto Quotidiano oggi è apparso quest’articolo:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/16/opel-insignia-oltre-duemila-chilometri-con-un-pieno-il-record-e-di-uno-svizzero/2638526/

Nell’articolo non vengono svelati i trucchi usati per raggiungere questo record, anche se ho una mezza idea. Come ad esempio gonfiare qualche decimo di bar in più (rispetto alla pressione prescritta) gli pneumatici.

Intanto nel lontano 3 luglio 2015 ho tentato il mio record di percorrenza con un pieno:

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A breve tenterò di migliorare…

IBRIDO SPORTIVO

Il 9 febbraio sono andato alla Toyota per fare il primo tagliando (sono arrivati prima i 15.000 km che l’anno di vita) e mentre scendevo in assistenza sono passato davanti la vetrina del concessionario Lexus. La mia attenzione è stata immediatamente catturata da un paraurti posteriore dall’aspetto elaborato, al che ho pensato che avessero fatto uscire la versione F della IS. E invece:

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Lexus RC, commercializzata in Italia con la sola motorizzazione ibrida. Che poi sarebbe la stessa unità che spinge la IS 300h, ossia un 4 cilindri 2.5 litri abbinato ad un motore elettrico e ad una trasmissione a variazione continua di rapporti.

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Negli altri paesi invece sono disponibili anche un 2 litri turbo, un V6 da 3.5 litri e un V8 da 5 litri e oltre 420 cv.

Ho tentato, fallendo miseramente, di cambiarla alla pari con l’Auris ma il venditore non ha abboccato. E allora ne ho approfittato per farle altre foto:

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interni in pelle, sedile lato guida con tre memorie, stereo Mark Levinson e…

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touchpad per comandare lo schermo multifunzione. E’ una mia modesta opinione, ma i porta bicchieri/lattine io li avrei proprio evitati su una vettura del genere. Stanno bene una station wagon ma non su una coupé sportiva.

Molto articolato lo sviluppo del gruppo ottico anteriore, notare la calandra simile a quella del nuovo NX.

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I cerchi da 19″ completano la dotazione. Unica cosa che non riesco a comprendere è la velocità autolimitata a 190 km/h (così come la IS 300h è limitata a 200 km/h). Il venditore mi ha spiegato che la limitazione è a causa dell’eccessivo riscaldamento delle batterie del motore elettrico. Mah, con 223 cv avrebbe dovuto raggiungere serenamente i 230 km/h visto che il Barattolo Giallo con 147 cv raggiungeva i 209.5 km/h (rilevati con il GPS).

IL PREDATORE DELLA SPORTIVA PERDUTA (UNA STORIELLA SIMPATICA)

Scrissi questo racconto svariati anni fa dopo aver letto il racconto sul “Motociclista da giornaletto” (forse ancora si trova in Rete), all’epoca ero appassionato di vetture sportive ed elaborazioni e sentivo tanta gente parlare (in ogni forma di comunicazione) di questi argomenti senza capirne nulla e giungendo a conclusioni strampalate. Prima che me lo chiediate il racconto ha dei tratti autobiografici, ma non vi dirò quali. Buona lettura:

Tutti nella nostra vita cerchiamo qualcosa. Un’ispirazione, una risposta, un’idea, un grande amore. Ma a volte anche cose più terrene. A 25 anni, soprattutto di questi tempi, non si guarda più a costruire un futuro e una famiglia. Uno cerca di godersi la vita finché può. Ad esempio comprando un’automobile. Ma non una qualsiasi. Una sportiva che gli faccia vivere le emozioni che provò prima il nonno alla guida delle varie Alfa e Fiat bialbero dell’epoca, e poi il padre con le varie Uno Turbo e Sierra Cosworth. E così ci troviamo al cospetto un giovane pieno di entusiasmo (che, anche se non lo volete ammettere, lo state invidiando da morire) ma non di soldi (e qui non lo state invidiando per niente).

Il tipo cerca una macchina che corra tanto ma che non costi uno sproposito. Una chimera penserete. Spulcia tutti i giornali, compra arretrati di riviste specialistiche per scoprire che la Saxo VTS ha una frenata di 20 cm più lunga della 106 GTI e via discorrendo. Gira internet per vari forum di ogni tipo di macchina, turbo o aspirata (non ha molto capito bene quale differenza ci sia, ma va bene così), trazione posteriore o anteriore. Dopo essersi fatto una cultura in merito (che non ha fatto altro che confondergli le idee) il tipo punta la Clio RS. 2 litri, 172 CV, non va velocissima (215 km/h!) ma è piccoletta, scattante e si parcheggia bene. Ora, oltre l’entusiasmo, il tipo ha uno scopo. Ok, si parte!

Il nostro “Predatore della Sportiva perduta” si arma di pennarello nero per cerchiare le inserzioni che lo interessano. Trova uno che praticamente regala una Clio RS Fase A a 5.000 Euro, ma nella foga di cerchiare passa sopra il numero di telefono dell’inserzionista. Disperato corre in edicola ma il giornale è finito. Se avesse ragionato un po’, avrebbe intuito che a quel prezzo probabilmente si trattava di un veicolo incidentato o afflitto da qualche rogna colossale. Dopo aver passato un pomeriggio in camera sua colpito da delirium tremens, sconsolato si rimette in moto.

Stavolta trova una 306 GTI (prestazioni pressoché identiche alla Clio) ad un prezzo strabiliante, appartenente ad un pensionato che se l’era comprata con la liquidazione, ma che ora si era rotto le scatole. Visto che il nostro eroe ha concentrato tutti i suoi sforzi sulla conoscenza (teorica) della Clio RS decide di soprassedere. Finalmente ne trova una, di colore grigio! Pochi km (dice l’annuncio) e dalla foto pare tenuta bene (peccato che la foto risalga all’uscita della vettura dal concessionario 4 anni prima).

Il nostro eroe chiama l’inserzionista per scoprire che abita dall’altra parte della città. Prende accordi e si mette in viaggio. Dopo due ore tra metro (fermata sbagliata) e autobus (direzione sbagliata) arriva al civico stabilito ma il proprietario della Clio si presenta gaiamente con oltre mezz’ora di ritardo. Non fa niente, avrebbe atteso anche che l’inferno ghiacciasse.

Il nostro vede la bestia accovacciata a terra come una tigre e già comincia a volare di fantasia (non fate quelle facce! Anche voi avete volato con la fantasia per qualcosa). Sparate sulla tangenziale ai 200 all’ora, sgommate di 150 metri (la Panda 750 della madre non sgomma neanche sotto l’effetto dell’ecstasy, con tanto di esperimento un sabato notte dopo la discoteca), scarico in titanio da 140 db, impianto stereo da 20.000 Watt, motore lavorato da 290 CV…

Il tipo lo invita a salire a bordo distogliendolo dai suoi sogni. Già come si siede e si allaccia la cintura, gli si blocca l’ipotalamo. Il sedile lo avvolge, il cruscotto è pieno di lancette guizzanti… gli sembra di stare sulla macchina di Ken Falco! Il giro galvanizza il nostro eroe, soprattutto la spalancata di terza a 120 orari lo lasciano di pietra. Gli era sembrato che l’orizzonte fosse caduto addosso la parabrezza.

La Clio suona come un Tornado (l’aereo) al decollo! Tornato sulla terra, il nostro comincia del domande di rito (non le vorrebbe fare, ma sa che DEVE!).

Quanto consuma? Il tipo con tranquillità gli dice su per giù il consumo in città, aggiungendo che in ogni caso una vettura del genere non è fatta per consumare poco. Il delirium ritorna, così come il ricordo di un suo caro amico che lo aveva messo in guardia riguardo i consumi di queste vetture.

“Ricorda bene! L’energia non si crea dal nulla. Nemmeno i cavalli. E tanti cavalli vogliono tanta biada!”

Nel frattempo il tipo, vista la crisi mistica del nostro eroe, capisce che sta perdendo tempo. Cerca di quagliare ma la crisi mistica è diventata un vero attacco epilettico perché improvvisamente gli appare la madre come la Madonna (non la cantante!). Che lo mette in guardia dal comprare una macchina del genere, che se lo fa ne pagherà amare conseguenze.

A questo punto, mi permetto di aprire una piccola parentesi facendovi notare come i genitori riescano, inconsapevolmente (ed è questo l’aspetto più osceno), a rovinare la vita dei figli mettendoli in guardia da tutto. Fino al punto che i figli i problemi se li creano da soli, come in questo caso. Il nostro eroe non sa quali saranno le conseguenze, ma sa per certo che ci saranno. Pochi sanno che questo stato di cose è stato causato dalla madre che a 14 anni non gli comprò il BOOSTER perché era pericoloso. Quando ne vede uno è ancora sconvolto dalle convulsioni. Ormai il suo sistema limbico è pronto alla rottamazione. Ancora oggi la mamma si chiede perché lo abbiano riformato alle visite di leva. “Per fare posto al solito raccomandato” dice lei a tutti i suoi conoscenti, anche se lo psicologo delle visite ancora se lo ricorda con orrore. Il test Minnesota del nostro eroe è ancora conservato negli archivi segreti del SISMI…

Chiusa la parentesi, torniamo a noi. Ora il nostro eroe si trova davanti due possibili strade:

Da una parte: gli amici, le amiche (soprattutto quelle) e tutti quelli da stupire con la nuova fiammante berlinetta (compreso quello sbruffone del vicino con la Golf del padre). E Berlusconi che, da buon politico, gli dice: “non essere così coglione da non fare i tuoi interessi”. E senza dimenticare il figlio del portiere del palazzo con il BOOSTER preparato col gruppo termico da 80cc Malossi (che fa i 160 chilometri orari).

Dall’altra: la Madre (l’entità suprema).

Con un tremito nella voce il nostro povero eroe, diviso tra raziocinio ed emozioni, dice al tizio della Clio che ci avrebbe pensato e gli avrebbe fatto sapere perché la macchina è veramente bella. Dopo i saluti, il tipo si allontana tirando tutte le marce a 7.250 giri con un boato infernale che fanno battere il cuore al nostro.

Ridotto ad un Mocio Vileda usato per pulire un’autostrada, il nostro eroe va a prendere il tram, nel senso che lo vuole prendere in faccia per porre fine all’atroce sofferenza. Ma come attraversa per andare sulla banchina, un motorino (BOOSTER?) gli passa davanti a velocità da Codice Penale.

Accantonati i propositi suicidi torna a casa e abbraccia la madre piangendo (ormai non è più un sistema limbico, è una mondezza!). Il suo gatto, un tigrato europeo di circa sette chili e mezzo chiamato TsuTsu che se ne sta comodamente acciambellato sulla poltrona, lo guarda con felino disprezzo.

Ma il nostro eroe si sentiva la pecorella perduta tornata all’ovile, anche se aveva la netta impressione di averlo preso nel culo per l’ennesima volta. Una sensazione che non riusciva a spiegarsi ma che già aveva provato diverse volte in passato. Talmente tante da portarlo a ritenere la cosa assolutamente normale.

Il giorno seguente, si sveglia con un terrificante mal di testa, dopo aver passato la notte a smaltire la sbornia di emozioni che aveva preso il giorno prima. Almeno l’alcol lo puoi vomitare, le fregature no. Provava un senso di insofferenza che gli stava provocando uno strano turbamento localizzato all’altezza della pancia. Ma con grande autocontrollo, riuscì a reprimere l’istinto di spaccare tutto quello che gli capitava per le mani, gatto compreso (il quale, intuendo qualcosa, si teneva debitamente nascosto).

Così decide di andare a prenotare una Fiat Grande Punto 1.3 Multijet Euro 4 che fa contenti tutti, anche quelli di Greenpeace (ormai la sua unica volontà è il fare il bene degli altri, non il suo). Ma l’ennesimo smacco attende il novello San Francesco. Come scende nel cortile condominiale vede il figlio del portiere a bordo di una Clio RS grigia, che tuona come un Tornado (l’aereo), mentre sta facendo il gigione con la morosa.

Mangerà il fegato della madre con delle fave ed un buon bicchiere di Chianti.

FINE